NON RINNEGARE NON RINNEGARE

martedì 16 settembre 2008

Celebrato il "FUNERALE" di Azione Giovani


Al nostro arrivo lo scenario che ci si è presentato davanti è stato molto diverso da quello cui da sempre siamo stati abituati. E' vero, Atreju non è il Campo Base.

Una novità per chi da molti tempo milita tra le fila di Azione Giovani, per chi da anni fa ciò in cui più crede, per chi, noncurante dei pregiudizi altrui, in prima linea ha orgogliosamente issato vessilli, sventolato bandiere, difeso simboli, ideali e valori.

Una festa che già a dire dai suoi stessi organizzatori non doveva essere solo un momento di cameratismo condiviso, di confronto tra i militanti di Azione Giovani ma un ritrovo di tutti i giovani che si riconoscono nel centro-destra. Un processo di omologazione che da sempre abbiamo combattuto e criticato e di cui oggi, invece, ne siamo i promotori.

Un titolo che faceva ben sperare "Eccezionali per Scelta" ma che in fondo si è rivelato un fiasco, una bufala. Già, perchè abbiamo deciso (o meglio lo hanno deciso i capi) che di "eccezionale" doveva esserci solo la fiaccola in meno, nessuna bandiera di AG , per carità, nemmeno l'ombra di alcun simbolo identitario, nessun cerchio crociato che potesse indurre anche solo uno dei tanti giornalisti presenti e pronti a cogliere la palla al balzo a definirci "i soliti nostalgici fascisti".

Non abbiamo ancora capito per volontà di chi, ma si è deciso di mostrarsi per quello che gli altri vogliono e non per quello che in realtà siamo. E poi a mettere tutto in chiaro è arrivato lui, lo statista più grande di tutti i tempi, colui il quale è riuscito a portare la destra al potere ma allo stesso tempo ne ha decretato il funerale.

E' vero, bisogna riconoscerlo. Mai nessuno pensava di poter arrivare a rivestire la terza carica dello Stato, ma ancor meno di nessuno pensava che per poterci riuscire l'uomo di destra per eccellenza del 2000, chi aveva osato parlare dell'MSI come del fascismo del "2000", chi alla guida del Fronte salutava romanamente indossando la camicia nera, avrebbe svenduto l'anima di un partito, e di conseguenza l'anima di tutti i militanti e gli iscritti, a chi non si sa.

Noi li increduli, attoniti ad ascoltare parole per noi incomprensibili. L'antifascismo come valore da difendere. I ragazzi di Salò come combattenti della parte sbagliata e, quindi, come morti di serie B.

Per un momento ci siamo chiesti se avessimo sbagliato posto. Poi guardandoci un pò attorno e vedendo che chi diceva queste parole era il Presidente della Camera, nonchè ex segretario di AN e delfino di Giorgio Almirante, con affianco la nostra Ministra Giorgia Meloni, che non ha osato sprecare una sola parola a riguardo, ci siamo detti che era il posto giusto ma eravamo noi A NON DOVERCI ESSERE.

Azione Giovani non è mai stata questo. Non è mai stato rinnegare il passato ma avanguardia che guarda al futuro certa e consapevole delle proprie profonde radici.

Movimento che da sempre ha preso esempio e ha fatto suo ciò che del pensiero fascista ha ritenuto giusto. Dio, patria, famiglia, onore, coerenza, coraggio, ordine e disciplina sono solo alcuni dei punti cardine che hanno ispirato la nostra azione e che ci hanno consentito di ottenere risultati anche elettorali.

Sono questi gli ideali per cui ci siamo battuti e per i quali continueremo a batterci e a diffondere fieri di NON ESSERE ANTIFASCISTI come Fini, riconoscedoci in quei ragazzi che seppur giovanissimi ma consapevoli e coraggiosi, decisero di combattere per ciò in cui più credevano con un'unica certezza, MORIRE!

Ispirandoci a loro continueremo nel nostro destino. Combatteremo rimanendo dalla parte giusta, come loro, perchè è questa è la parte da cui vogliamo stare. E se i capi di AG e di AN hanno deciso di cambiare sponda, noi non li seguiremo, noi non rinnegheremo, noi continueremo per la nostra strada esponendo i nostri simboli, issando le nostre bandiere, credendo in noi e nel nostro pensiero fregandocene di tutto e di tutti.

Avanti ragazzi ...AVANTI!!!







sabato 6 settembre 2008

ATREJU 2008


Dunque, ci siamo! Fra pochi giorni si alzerà il sipario su Atreju 2008 che si svolgerà a Roma dal 10 al 14 settembre, presso il Parco del Celio, a pochi passi dal Colosseo.
Dieci anni fa, quasi per gioco, iniziò questa folle avventura destinata a diventare la più importante manifestazione giovanile d’Italia. Da allora sono cambiate tante cose, ma la voglia di ragionare, stupire e divertirsi è rimasta la stessa. Il decennale di Atreju cade in un momento assai particolare di straordinarie evoluzioni in ogni ambito. Per la prima volta, la festa di Azione Giovani si apre alle altre esperienze politiche destinate a confluire nel Popolo della Libertà. Non solo. All’interno del villaggio avranno diritto di cittadinanza nuove associazioni culturali, sociali e sportive. Insomma, come sempre, Atreju sarà una festa di parte piuttosto che di partito. Che poi è il segreto del suo successo in questo lungo decennio ricco di gioie e sofferenza, di passione e coraggio.
Sono ore febbrili queste, in cui cresce oltre all’attesa dei partecipanti anche la curiosità dei giornalisti… Ma come sempre, il programma ufficiale verrà svelato sette giorni prima dell’inizio e sarà visibile anche su www.atreju.tv .
Vi basti sapere che nei quattro giorni della Festa, succederà di tutto: tanta politica, ma anche solidarietà, cultura, sport, musica e cabaret, le mode del momento, il cibo, il vino, i balli, l’emozione del ritrovarsi ad un anno di distanza, insieme con l’impazienza di conoscersi per la prima volta. Nel palinsesto dei dibattiti ci sarà spazio per tanti temi diversi ed una molteplicità di relatori, tutti di grande spessore.
Segnaliamo solo due incontri, da subito, come gustosa anticipazione di ciò che verrà: l’appuntamento di sabato 13 alle 10 e 30 del mattino con il presidente della Camera, Gianfranco Fini, posto a confronto con i rappresentati dei principali movimenti giovanili italiani, e l’incontro a tutto campo con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alle ore 18 e 30 di giovedì 11.

Chi ha bisogno di un alloggio a prezzi contenuti può contare anche quest’anno sul campeggio convenzionato con Atreju ed il consueto servizio navetta messo a disposizione dall’organizzazione. Il costo per notte è di 25 euro a persona. Non dimenticate che per tutti gli accreditati il pranzo è gratuito presso l’area ristorante e (novità!) è libero anche l’accesso alla splendida piscina posta al centro del villaggio (aperta fino alle ore 14.00).

Per chi viene da fuori Roma è previsto un voucher dal costo 25 euro giornalieri comprendente:

* Pernottamento in bungalow;

* Bus navetta per i collegamenti tra la festa ed il campeggio;

* Pranzo;

* Ingresso in piscina la mattina;

Per prenotazioni telefonare al numero 06-68817289

Per il momento, è tutto. Ma è solo l’inizio. A presto.

L’organizzazione di Atreju 2008

mercoledì 9 luglio 2008

A SERGIO RAMELLI

Continuiamo nel nostro ricordo ad avere impresso quanto di orribile, vile e violento è successo nei maledetti anni di piombo, molto spesso messi nel dimenticatoio da chi era ed è volenteroso di celare la realtà dell'accaduto.
Tra i camerati militanti non può essere dimenticato il sempre vivo Sergio Ramelli, iscritto all'allora Fronte della Gioventù, morto solo per la colpa di essere di destra per mano di balordi vigliacchi.
47 giorni di agonia per una vita di militanza.

lunedì 23 giugno 2008

RINFRESCO SOCIALE



Salutiamo l'arrivo dell'estate con un rinfresco. L'occasione giusta per iscritti, simpatizzanti (e rispettive famiglie ovviamente) per ritrovarci, passare una serata tutti insieme parlando, discutendo, confrontandoci e, perchè no, progettando il futuro della destra a Leverano davanti a qualche "pezzetto di cavallo" del buon vino e tanto cameratismo.

SABATO 5 LUGLIO ore 21.00 CONTRADA TROZZA

(strada Leverno-Porto Cesareo, svolta a destra direzione rifugio)

lunedì 16 giugno 2008

A FRANCESCO CECCHIN

Tratto da Carpe diem: Roma, 16 GIUGNO 1979 dopo ben 18 giorni di agonia muore Francesco Cecchin. Francesco è stato buttato giù da un muro, nel quartiere Trieste, mentre rientrava a casa. Raccolto dalla Croce Rossa stringeva ancora in pugno le chiavi di casa…. Siamo nel maggio del 1979 e la tensione nella zona di Roma Est è piuttosto alta a causa delle continue provocazioni perpetrate da aderenti al P.C.I. del quartiere ai danni di militanti del Fronte della Gioventù e delle loro sezioni. Ai primi del mese viene compiuto da questi “attivisti” comunisti un attentato incendiario contro la sede del M.S.I. - F.d.G. di viale Somalia 5 che viene seguito, nei giorni successivi, da numerose azioni di disturbo della normale attività del “Fronte” condite con minacce varie ed atteggiamenti aggressivi. In tutti questi episodi viene notata la presenza di un’automobile Fiat 850 bianca che risulterà poi fondamentale nel seguito della vicenda.
La sera del 28 maggio, intorno alle ore 20, quattro ragazzi del F.d.G., tra cui Francesco Cecchin, si recano in piazza Vescovio per affiggere manifesti, ma vengono subito notati da un gruppo di militanti della sezione comunista di via Monterotondo, che danno inizio alla sistematica copertura di tali manifesti; un giovane cerca di impedire il proseguimento dell’azione provocatoria, ma viene circondato da una ventina di attivisti di estrema sinistra, capeggiati da S. M. che, dopo aver allontanato in modo spiccio un agente di P.S. in borghese chiamato ad intervenire, si rivolge ai ragazzi del Fronte con affermazioni del tono: “…vi abbiamo fatto chiudere via Migiurtinia, vi faremo chiudere anche viale Somalia…”; alla fine, volgendosi verso Francesco Cecchin, lo apostrofa così: “TU STAI ATTENTO, CHE SE POI MI INCAZZO TI POTRESTI FARE MALE!”.

La stessa sera, intorno alla mezzanotte, Francesco Cecchin scende di casa insieme alla sorella per una passeggiata fino a via Montebuono, dove un suo amico lavora in un ristorante; verso le 24:15, mentre i due ragazzi sono fermi davanti all’edicola di piazza Vescovio, spunta una Fiat 850 bianca che compie una brusca frenata davanti a loro; dall’auto scende un uomo che urla all’indirizzo di Francesco: “… E’ lui, è lui, prendetelo!”. Intuendo il pericolo e, probabilmente, riconoscendo l’aggressore, Francesco fa allontanare la sorella e corre in direzione di via Montebuono, inseguito dagli occupanti della macchina, che nel frattempo il suo guidatore sposta fino all’imboccatura della stessa via Montebuono. La sorella, intanto, si getta vanamente al loro inseguimento, urlando: “Francesco, Francesco!”; le sue grida vengono udite da un giovane che, sceso in strada, nota un uomo darsi alla fuga verso via Monterotondo e qui salire sulla Fiat 850 bianca che si allontana velocemente. Dopo aver telefonato alla Polizia, il giovane viene raggiunto da un inquilino dello stabile di via Montebuono 5 che lo informa della presenza, sul suo terrazzo sottostante di cinque metri il piano stradale, di un ragazzo che giace esanime al suolo; il giovane, giunto sul posto, riconosce in quel ragazzo il suo amico Francesco Cecchin. Il corpo è in posizione supina ad una distanza di circa un metro e mezzo dalla base del muro; perde sangue da una tempia e dal naso e stringe ancora nella mano sinistra un mazzo di chiavi, di cui una che spunta dalle dita è storta, e in quella destra un pacchetto di sigarette.

A questo punto, mentre sarebbe stato lecito attendersi immediate indagini da parte delle forze dell’ordine, si assiste invece all’affrettarsi di tutti a liquidare l’accaduto come un incidente. Secondo alcuni Francesco, “impaurito”, avrebbe scavalcato il muretto del cortile senza rendersi conto che al di sotto ci fosse un salto di cinque metri. Altri hanno addirittura negato che vi fosse stata una colluttazione tra il giovane e i suoi aggressori, come ha fatto il commissario Dott. S..
Apparendo questa versione sospetta, mentre alcuni militanti del F.d.G. vegliano Francesco in coma, altri cominciano a fare indagini private, che portano a scoperte molto interessanti: innanzi tutto si viene a sapere che Francesco conosceva molto bene quel palazzo e il suo cortile, in quanto ci abita un suo amico; inoltre risulta strano che il corpo sia stato trovato in posizione supina, anziché riversa, tipica di chi si lancia, e senza fratture agli arti, inevitabili quando si effettua un salto volontario da una simile altezza. L’ipotesi che Francesco sia stato gettato di peso viene inoltre avvalorata da altri due particolari: il trauma cranico, sintomo che il peso dell’impatto al suolo si è scaricato tutto sulla testa, e il fatto che questa si trovi più vicina al muro rispetto ai piedi. La chiave piegata tra le dita di una mano e il pacchetto di sigarette nell’altra sono una prova ulteriore che gli aggressori hanno gettato il corpo di Francesco, già esanime, al di là del muretto che delimita il terrazzo: chi pensa di lanciarsi oltre un ostacolo cerca infatti di avere le mani libere.
Che prima di questo tragico epilogo ci sia stata una colluttazione è dimostrato dalla chiave piegata rinvenuta tra le dita di Francesco, sicuramente usata come arma di difesa contro i suoi assassini. Anche le ferite riscontrate su tutto il corpo confermano la tesi dell’aggressione, essendo queste di natura traumatica e riconducibili a colpi ben assestati da persone esperte.
A rendere inconfutabili queste tesi altri due importanti elementi: le tracce di sangue riscontrate sul pavimento del cortile lunghe alcuni metri fino al bordo del muretto e la dichiarazione resa da alcuni testimoni che affermano di avere udito: “LE GRIDA DI UN RAGAZZO, POI ALCUNI ATTIMI DI SILENZIO… E INFINE UN FORTE TONFO NON ACCOMPAGNATO DA ALCUN GRIDO”.
Risulta difficile credere che una persona possa gettarsi spontaneamente giù da un muro alto cinque metri senza emettere neanche il minimo suono vocale.
Il 16 giugno, dopo 19 giorni di coma, Francesco muore.
Le indagini infine partirono ma tardi e male. S. M. militante comunista e proprietario della famigerata 850 bianca, fu arrestato. Disse di essere andato a vedere un film al cinema ma gli inquirenti verificarono che, quella sera, il cinema indicato da M. era chiuso per turno di riposo. Ciò nonostante la potente macchina di copertura si mise in moto e mentre le indagini proseguivano a rilento e non ci si preoccupava di verificare chi poteva essere insieme al M. questi venne fornito di un nuovo alibi, questa volta perfetto; ogni prova ed ogni riscontro venne fatto sparire.
Anni dopo il giudice, scrivendo la sentenza, dovrà dichiarare che se egli non era in grado di condannare l’imputato, se non era stato possibile fare piena luce sull’omicidio Cecchin, questo doveva essere ascritto ai ritardi nelle indagini di quei giorni, al modo di procedere degli investigatori, al punto che il magistrato ipotizza possibili procedimenti nei confronti degli organi di Pubblica Sicurezza.
Ma noi non abbiamo mai perso la speranza che sia fatta finalmente giustizia.

L’importante è non dimenticare. Mai.