NON RINNEGARE NON RINNEGARE

sabato 14 marzo 2009

DURANTE BOCCIA ANCORA LA SUA GIUNTA


Non c’è pace per l’Amministrazione comunale di centro-sinistra a Leverano, alle prese con insanabili contrasti interni che stanno portando il paese allo sfascio e al degrado più desolante.

Ancora una volta il Sindaco sfiducia la propria Giunta perché non è in grado di dare indirizzi politici definiti, gestendo il paese nella improvvisazione più disarmante.
Questa maggioranza di centro sinistra che da due anni non amministra Leverano presenta connotati ben precisi e cioè: latitanza ed incapacità politica; irresponsabilità di un Sindaco che per favorire la propria visibilità politica trascura i veri problemi del paese; assenza ingiustificata di assessori puntualmente presenti solo per riscuotere le indennità di carica; impreparazione politica nell’affrontare le esigenze vere del paese senza ridursi alla pura e semplice ordinaria gestione amministrativa;
Nel contempo, a siffatto intollerabile modo di gestire il paese, che oramai indigna la gente, si aggiunge una pressione fiscale senza precedenti.
Mentre il governo nazionale elimina l’ICI sulla prima casa per favorire la gente, il Sindaco e la sua Giunta aumenta l’imposta Comunale sugli immobili diversi dalla prima casa, aumenta il costo di costruzione e gli oneri di urbanizzazione, impone i parcheggi a pagamento nelle vie del paese e incrementa del 50% la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. E se in un periodo di così grave crisi economica, nessuno degli assessori si è mai posto il problema di decurtare le immeritate indennità percepite, si provvede ad aumentare i compensi già lauti del direttore generale. E se qualche funzionario non condivide le poco trasparenti scelte amministrative, viene immediatamente privato della funzione svolta perché non si è attenuto agli ordini del Sindaco.
Un disastro incolmabile senza precedenti. Povero Paese che però sta cominciando a capire in quali dissennate mani ha affidato la gestione amministrativa di Leverano e se ne sta pentendo amaramente pagando di tasca propria.
La minoranza ha sempre denunciato questo pessimo modo di fare politica, sempre che di politica si possa parlare. Ora spera che con quest’ennesimo azzeramento di Giunta non si consumi la solita indecorosa farsa. La maggioranza dimostri almeno una volta la dovuta sensibilità lasciando spazio a chi vuole veramente impegnarsi con spirito di servizio. Invitiamo quindi ancora una volta Sindaco e consiglieri di maggioranza di prendere atto del fallimento tornando a dedicarsi pienamente alle proprie rispettive attività lavorative. Insomma tutti a casa!!!
I consiglieri comunali di opposizione Giovanni Biasi, Giovanni Zecca, Fabiano Calasso, Giancarlo Erroi, Mariella Chirivì ed Enzo Mega così commentano la nuova crisi politica a Leverano.

martedì 24 febbraio 2009


DA ROBERTO TUNDO E DALLA DESTRA SOCIALE SALENTINA L’ADESIONE ALLA MOZIONE CONGRESSUALE DI AN.

Si è svolto a Lecce, alla presenza del coordinatore regionale Francesco Amoruso e del presidente provinciale Ugo Lisi presso la Federazione provinciale di An, il primo incontro per delineare il percorso della destra salentina verso il Popolo della Libertà in vista del Congresso provinciale straordinario che si celebrerà a Lecce sabato 7 marzo, in preparazione del Congresso nazionale di An.
La riunione ha visto la partecipazione dei dirigenti nazionali e provinciali, dei consiglieri provinciali e dei consiglieri di Lecce città, dei sindaci eletti con la lista di Alleanza Nazionale.

Al di là dell’attendismo della Poli che, pur presente, non è intervenuta al dibattito lasciando insoluti i noti quesiti - con An e/o contro An?, nel Pdl e/o fuori dal PdL? - , la mozione congressuale, approvata unitariamente dall’Ufficio politico di An ed illustrata a Lecce dall’on. Amoruso ha riscosso l’interesse dei partecipanti.

Fra gli altri, è stata raccolta l’adesione dei dirigenti, nazionali e provinciali, della Destra Sociale salentina:
il componente della Direzione Nazionale di An Roberto Tundo;
il componente dell’Assemblea Nazionale di An Giuseppe Stamerra;
il vicepresidente provinciale di An Paolo Alemanno;
il componente l’esecutivo provinciale di An Francesco Cimino;
il componente della Direzione Nazionale di Azione Giovani Egidio Muci;
il componente l’esecutivo provinciale di Azione Giovani Giancarlo Erroi.

La mozione congressuale “Dalla destra al Popolo della libertà”, che sarà alla base del dibattito congressuale, ribadisce la tradizione politica, culturale e militante della destra italiana ed auspica un partito, “che coinvolga tutte le espressioni politiche e culturali nella definizione delle alleanze elettorali. Un partito che esprime una leadership forte, ma che sia in grado di assumere decisioni strategiche sulla base di criteri di collegialità, rispettoso di tutte le forze e di tutti i movimenti che vi hanno aderito”.

lunedì 23 febbraio 2009

martedì 13 gennaio 2009

OGGI PIU' CHE MAI...VERGOGNA!!!


COMMISSIONE AMBIENTE

L'ambiente, come ben sappiamo, è uno dei temi più importanti ed attuali che toccano la vita di ogni singolo cittadino. Rifiuti, randagismo, inquinamento acustico e da polveri sottili, traffico, decoro urbano sono aspetti diversi di un unico grande impegno amministrativo che prescinde ed esula dall'appartenenza ad uno schieramento politico e si lega inscindibilmente al bene sociale della comunità leveranese. Finalmente, anche se con ingiustificato ritardo, la commissione ambiente istituita si è riunita, ha nominato un presidente e può cominciare a lavorare. Naturalmente Azione Giovani non resterà a guardare. Sarà portatrice di idee e proposte, sempre nello spirito politico che la contraddistingue volto a fare una opposizione dura, severa, critica, ma necessariamente costruttiva. È impegno del Consigliere Comunale Erroi Giancarlo, che con il Consigliere Comunale Enzo Mega sono membri della Commissione in rappresentanza dell’opposizione, collaborare affinché l'ambiente non sia solo uno spot propagandistico-elettorale ma un tema di ordinaria attenzione e primaria importanza.
Tutto questo cercando l'aiuto di tutti coloro i quali, nei modi più svariati, possono contribuire a realizzare progetti importanti. In quest'ottica si lavorerà utilizzando mezzi di comunicazione che ad oggi sembrano essere quelli più incisivi: blog, e-mail, facebook, sms e tutto ciò che può consentire un coinvolgimento maggiore delle nuove generazione nella vita amministrativa.

venerdì 28 novembre 2008

Vendola BRUCIA 6 MILIONI di EURO in una Notte

Una faraonica «notte bianca» per il più «rosso» dei governatori italiani. Oltre sei milioni di euro, più di ogni altra grande manifestazione organizzata nel Paese, per tre soli giorni di ludiche kermesse in terra di Puglia. Si tratta di quattrini dell’Unione Europea stanziati dalla Regione guidata da Nichi Vendola attraverso i fondi Por. Soldi, tantissimi soldi, destinati a rivitalizzare il turismo, che spariranno però nel giro di tre giorni, appunto, fra il 5 e il 7 dicembre. In un solo, gigantesco evento. Un’esagerazione senza precedenti, tanto che persino la Cgil definisce «ignobile» la scelta della Regione.Previsti spettacoli ed eventi di ogni genere come in tante altre città. Solo che se si fa il confronto con gli altri grandi eventi sparsi per il Paese, i conti non tornano. Perché, ad esempio, per la prima, pirotecnica, notte Bianca romana voluta da Walter Veltroni, il denaro speso è stato di tre milioni di euro. Meno della metà di quella «vendoliana», ma pur sempre troppo se paragonata a quella milanese del 2004, per la quale il Comune ha tirato fuori solo 175mila euro (il resto proveniva da altre fonti, sponsor, eccetera).Quella pugliese, ribattezzata «Night parade», sembra destinata a passare ai posteri come la più cara della storia. Più cara del Carnevale di Venezia, che costa 1 milione e 100mila euro; più cara di Umbria Jazz, per la quale non si spendono più di tre milioni e mezzo a fronte di una durata non di tre giorni bensì di quindici. Meno cara solo dell’irraggiungibile «Festival del film» di Roma, che però quest’anno con Alemanno ha avuto una riduzione del budget passando da 17,6 milioni a 15,5.L’intera somma che la Puglia ha stanziato per la Notte Bianca sarà gestita dal Teatro pubblico pugliese, che ha ottenuto l'onere e l’onore senza dover superare la difficoltà di un bando pubblico. Quasi tre milioni di euro sono destinati al pagamento degli artisti, 180mila per Baglioni e Venditti, mentre per il solo Cirque du Soleil (Lecce) saranno spesi 800mila euro. Inoltre, a parte i 400mila euro destinati agli spettacoli nei comuni «minori», saranno utilizzati 1 milione di euro per «servizi di produzione e fitti», 180mila euro per «logistica e trasferimenti», 240mila euro per la Siae, 540mila per «il coordinamento generale e organizzazione», 96mila per «spese di gestione organizzativa», 18mila di assicurazione e 600mila euro per la promozione pubblicitaria. Il presidente del Teatro pubblico, Carmelo Grassi, non nega l'enormità della spesa complessiva, ma la giustifica: «Certo, i costi sono molto elevati ma saranno comunque documentati (...). Si può non essere d'accordo, ma bisogna verificare se fosse stato possibile utilizzare quei fondi in modo diverso». A non essere per niente d'accordo è appunto la Cgil: «Il sindacato protesta per la gestione di questa vicenda che è ignobile - spiega Antonio Fuiano, coordinatore regionale della Slc-Cgil -, non siamo stati né coinvolti né informati e non c'è alcuna possibilità di controllo sulle spese». Le critiche del sindacato prendono di mira anche un altro fronte: «Solo il 20 per cento delle risorse sarà utilizzato a beneficio delle compagnie della regione, mentre il resto dei soldi finiranno fuori. E poi, in un momento in cui il Mezzogiorno fa una battaglia per qualificare la spesa pubblica, noi ci permettiamo di utilizzare così il denaro pubblico? Le cifre mi sembrano francamente eccessive, anche a fronte del pericolo che quei soldi vadano persi». C'è poi chi si chiede perché organizzare un’altra Notte Bianca in pieno inverno e per quale motivo non ci si è concentrati sugli investimenti privati, così come avvenuto altrove in occasione simili. Massimo Ostillio, assessore al Turismo, non ha invece ripensamenti: «Da uno studio in nostro possesso emerge che per ogni euro speso dalla Regione, ne torneranno sul territorio 22. La cifra è elevata, vero, ma va considerata come una cifra di massima».
di Gian Marco Chiocci - da ilGiornale.it

mercoledì 12 novembre 2008

I COSTI DELLA POLITICA: VERGOGNA!!!

Tratto da IlCorriere: Nelle bellissime agende da tavolo e agendine da tasca del Senato, appositamente disegnate per il 2009 dalla fashion house Nazareno Gabrielli, tra i 365 giorni elegantemente annotati ne manca uno. Il giorno con il promemoria: «Tagli ai costi della politica». A partire, appunto, dal costo delle agendine: 260.000 euro. Mezzo miliardo di lire. Per dei taccuini personalizzati. Più di quanto costerebbero di stipendio lordo annuo dodici poliziotti da assumere e mandare nelle aree a rischio. Il doppio, il triplo o addirittura il quadruplo di quanto riesce a stanziare mediamente per ogni ricerca sulla leucemia infantile la Città della Speranza di Padova, la struttura che opera grazie a offerte private senza il becco di un quattrino pubblico e ospita la banca dati italiana dei bambini malati di tumore. Sentiamo già la lagna: uffa, questi attacchi alle istituzioni democratiche! Imbarazza il paragone coi finanziamenti alle fondazioni senza fini di lucro? Facciamone un altro. Stando a uno studio del professor Antonio Merlo dell’Università della Pennsylvania, che ha monitorato gli stipendi dei politici americani, quelle agendine costano da sole esattamente 28.000 euro (abbondanti) più dello stipendio annuale dei governatori del Colorado, del Tennessee, dell’Arkansas e del Maine messi insieme. È vero che quei quattro sono tra i meno pagati dei pari grado, ma per guidare la California che da sola ha il settimo Pil mondia-le, lo stesso Arnold Schwarzenegger prende (e restituisce: «Sono già ricco») 162.598 euro lordi e cioè meno di un consigliere regionale abruzzese.
Sono tutti i governatori statunitensi a ricevere relativamente poco: 88.523 euro in media l’anno. Lordi. Meno della metà, stando ai dati ufficiali pubblicati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, degli emolumenti lordi d’un consigliere lombardo. Oppure, se volete, un quarto di quanto guadagna al mese il presidente della Provincia autonoma di Bolzano Luis Durnwalder, che porta a casa 320.496 euro lordi l’anno. Vale a dire quasi 36.000 euro più di quanto guadagna il presidente degli Stati Uniti.(…) Se è vero che non saranno le agendine o i menu da dieci euro a portare alla rovina lo Stato italiano, è altrettanto vero però che non saranno le sforbiciatine date dopo il deflagare delle polemiche a raddrizzare i bilanci d’un sistema mostruosamente costoso. Né tanto meno a salvare la cattiva coscienza del mondo politico. Certo, l’abolizione dell’insopportabile andazzo di un tempo, quando bastava denunciare la perdita o il furto di un oggetto per avere il risarcimento («Ho perso una giacca di Caraceni». «Prego onorevole, ne compri un’altra e ci porti lo scontrino»), è un’aggiustatina meritoria. Come obbligati erano la soppressione a Palazzo Madama del privilegio del barbiere gratuito e l’avvio di un nuovo tariffario (quasi) di mercato: taglio 15 euro, taglio con shampoo 18, barba 8, frizione 6… E così la cancellazione del finanziamento di 200.000 euro per i corsi di inglese che non frequentava nessuno. E tante altre cosette ancora. Un taglietto qua, una limatina là… (…) Sul resto, però, buonanotte. L’andazzo degli ultimi venti anni è stato tale che, per forza d’inerzia, i costi hanno continuato a salire. Al punto che i tre questori Romano Comincioli (Pdl), Benedetto Adragna (Pd) e Paolo Franco (Lega Nord), nell’estate 2008, hanno ammesso una resa senza condizioni scrivendo amaramente nel bilancio: «Non è stato possibile conseguire l’obiettivo di inversione dell’andamento della spesa in proposito fissato dal documento sulle linee guida».
Risultato: le spese correnti di Palazzo Madama, nel 2008, sono salite di quasi 13 milioni rispetto al 2007 per sfondare il tetto di 570 milioni e mezzo di euro. Un’enormità: un milione e 772.000 euro a senatore. Con un aumento del 2,20 per cento. Nettamente al di sopra dell’inflazione programmata dell’ 1,7 per cento.
Colpa di certe spese non facilmente comprensibili per un cittadino comune: 19.080 euro in sei mesi per noleggiare piante ornamentali, 8.200 euro per «calze e collant di servizio» (in soli tre mesi), 56.000 per «camicie di servizio » (sei mesi), 16.200 euro per «fornitura vestiario di servizio per motociclisti ». Ma soprattutto dei nuovi vitalizi ai 57 membri non rieletti e dei 7.251.000 euro scuciti per pagare gli «assegni di solidarietà» ai senatori rimasti senza seggio. Come Clemente Mastella. Il cui «assegno di reinserimento nella vita sociale» (manco fosse un carcerato dimesso dalle patrie galere) scandalizzò anche Famiglia Cristiana che gli chiese di rinunciare a quei 307.328 euro e di darli in beneficenza. Sì, ciao: «La somma spetta per legge a tutti gli ex parlamentari». Fine.
Grazie alle vecchie regole, il «reinserimento nella vita sociale» di Armando Cossutta è costato 345.600 euro, quello di Alfredo Biondi 278.516, quello di Francesco D’Onofrio 240.100. Un pedaggio pagato, ovviamente, anche dalla Camera. Dove Angelo Sanza, per fare un esempio, ha trovato motivo di consolazione per l’addio a Montecitorio in un accredito bancario di 337.068 euro. Più una pensione mensile di 9.947 euro per dieci legislature. Pari a mezzo secolo di attività parlamentare. Teorici, si capisce: grazie alle continue elezioni anticipate, in realtà, di anni «onorevoli » ne aveva fatti quattordici di meno.
Un dono ricevuto anche da larga parte dei neo-pensionati che erano entrati in Parlamento prima della riforma del 1997 e come abbiamo visto si erano tirati dietro il privilegio di versare con modica spesa i contributi pensionistici anche degli anni saltati per l’interruzione della legislatura. Come il verde Alfonso Pecoraro Scanio, andato a riposo a 49 anni appena compiuti con gli 8.836 euro al mese che spettano a chi ha fatto 5 legislature pur essendo stato eletto solo nel 1992: 16 anni invece di 25. Oppure il democratico Rino Piscitello: 7.958 euro per quattro legislature nonostante non sia rimasto alla Camera 20 anni ma solo 14. Esattamente come il forzista Antonio Martusciello. Che però, con i suoi 46 anni, non solo ha messo a segno il record dei baby pensionati di questa tornata ma ha trovato subito una «paghetta» supplementare come presidente del consiglio di amministrazione della Mistral Air: la compagnia aerea delle Poste italiane.
C’è poi da stupirsi se, in un contesto così, le spese dei Palazzi hanno continuato a salire? Quirinale, Senato, Camera, Corte costituzionale, Cnel e Csm costavano tutti insieme nel 2001 un miliardo e 314 milioni di euro saliti in cinque anni a un miliardo e 774 milioni. Una somma mostruosa. Ma addirittura inferiore alla realtà, spiegò al primo rendiconto Tommaso Padoa-Schioppa: occorreva includere correttamente nel conto almeno altri duecento milioni di euro fino ad allora messi in carico ad altre amministrazioni dello Stato. Ed ecco che nel 2007 tutti gli organi istituzionali insieme avrebbero pesato sulle pubbliche casse per un miliardo e 945 milioni. Da aumentare nel 2008 fino a un miliardo e 998 milioni. A quel punto, ricorderete, nell’ottobre 2007 scoppiò un pandemonio: ma come, dopo tante promesse di tagli, il costo saliva di altri 53 milioni di euro, pari circa al bilancio annuale della monarchia britannica? Immediata retromarcia. Prima un ritocco al ribasso. Poi un altro. Fino a scendere a un miliardo e 955 milioni. «Solo» dieci milioncini in più rispetto al 2007. Col Quirinale che comunicava gongolante di aver tagliato, partendo dai corazzieri (lo specchietto comunemente usato per far luccicare gli occhi delle anime semplici), il 3 per mille. Certo, era pochino rispetto ai tagli del 61 per cento decisi dalla regina Elisabetta, però era già una (piccola) svolta…
Bene: non è andata così. Nell’assestamento di bilancio per il 2008 i numeri hanno continuato a salire e salire fino ad arrivare il 13 agosto a 2 miliardi e 55 milioni di euro. Cento milioni secchi più di quanto era stato annunciato in un tripudio di bandiere che sventolavano per festeggiare i «tagli». Risultato finale: l’aumento che avrebbe dovuto essere virtuosamente contenuto nello 0,5 per cento si è rivelato di almeno il 5,6: undici volte più alto.
(Brano tratto da «La Casta», nuova edizione aggiornata)
Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella

sabato 8 novembre 2008

FUORI I BARONI DALL'UNIVERSITA DI LECCE



Gli atenei vanno occupati per denunciare le clientele, le parentopoli, gli sprechi, le inefficienze, non per tutelare la casta dei baroni. Questi prof. con il megafono difendono se stessi e le loro fabbriche per….disoccupati.


Dopo il movimento contro il decreto Gelmini, il mondo universitario rimane ancora in fermento per l’annunciato disegno di legge sulla riforma dell’Università che, assicura il governo, si farà in un clima di confronto e di dialogo.
Una riforma necessaria perché il governo vuole abbattere gli enormi sprechi che caratterizzano, ormai, la vita di gran parte degli atenei italiani.
In Italia gli atenei sono 77 e si sono clonati in 360 sedi sparse fra le province decuplicando, di conseguenza, i costi.
L’università di Lecce, trasformandosi in Università del Salento, ha sedi e facoltà anche a Brindisi.
Lo stesso per l’ateneo barese che si è solidamente ramificato a Foggia e a Taranto.
Si espandono le università italiane ma, all’estero, non le conosce nessuno tanto che nelle classifiche internazionali la migliore università italiana compare intorno al duecentesimo posto. Molto più in fondo, ma proprio giù, le università di Lecce e di Bari.
Cosa fanno gli studenti leccesi (e baresi?). Anziché rivendicare una università di qualità, possibilmente con annessi servizi, si schierano dalla parte dei baroni. Prima che i preannunciati tagli incidano sui bilanci delle università, è giusto porre fine agli sprechi. Le stesse, poche, eccellenze presenti all’Università del Salento sono state, fino ad ora, mortificate non da Tremonti, ma da quella pletora di insegnamenti, spesso creati ad arte, che hanno sottratto anche finanziamenti e servizi da destinare ai più meritevoli.
Proprio in questi giorni, televisioni e giornali leccesi riportano che, a conclusione dell’indagine avviata dalla Procura di Lecce, sono 25 le persone indagate per presunti abusi e nell’occhio del ciclone è finita proprio l’Università di Lecce.
Intanto, in queste ore, la Procura della Repubblica di Lecce ha aperto un nuovo filone di indagine sui master post laurea finanziati dalla Regione Puglia. La Guardia di Finanza ha sequestrato la documentazione di duecento “contratti etici giovanili” con il sospetto di gravi irregolarità finanziarie.
Per altri fatti, l’Università di Bari, si è conquistata l’onore delle cronache. In questi giorni è stato pubblicato il libro “Università truccata” di Roberto Perotti. Un intero capitolo è dedicato all’ateneo barese per numerosi episodi di illegalità, nepotismo, corruzione, compravendita di esami. Il saggio è la fotografia impietosa di una catastrofe educativa.
Siamo d’accordo con Marcello Veneziani, occorre rovesciare il 68, per ripristinare il merito, la selezione, la responsabilità, l’efficacia nell’università.
Gli atenei vanno occupati per denunciare le clientele, le parentopoli, gli sprechi, le inefficienze, non per tutelare la casta dei baroni. Questi prof. con il megafono difendono se stessi e le loro fabbriche per….disoccupati.

Roberto Tundo

Componente della direzione nazionale di An

venerdì 31 ottobre 2008

LA VERITA'



Vorrei ringraziare pubblicamente chi ha filmato quanto accaduto alla manifestazone di Roma. Già, perchè nonostante le prove si sta cercando di far passare il solito messaggio: i facinorosi e violenti fascisti hanno ancora una volta portato violenza tra i pacifici studenti.
Non voglio giustificare chi si appresta a partecipare ad una manifestazione con dei bastoni in mano (anche se poi bisognerebbe sapere tutta la verità sui fatti), ma non riesco ad accettare che in nessuna occasione, anche davanti a quella più evidente, si dia la colpa a chi è il responsabile.
Guardate attentamente il video sopra. Come potete vedere e sentire al 32° secondo di registrazione il ragazzo in camicia dice "noi non stiamo caricando nessuno" ed il ragazzo con cui sta parlando risponde "dobbiamo stare tutti tranquilli". Tenete d'occhio la ragazza sulla sinistra della ragazza con il maglione fucsia. AL secondo 37 del video si vede come questa ragazza, con capelli lisci castani, si mette a correre come per scappare da qualcuno che arrivava da dietro: era chi ha caricato. E' evidente che ad innescare la rissa sosno stati coloro i quali erano in testa al corteo, alle spalle della ragazza, e non chi gli era di fronte. Gli stessi che non hanno perso un attimo di tempo per distruggere un bar e lanciare sedie contro la polizia e chi chiedeva di partecipare alla manifestazione.
Nonostante questo ad essere colpiti dalla polizia e messi all'angolo sono stai gli offesi e non i provocatori. E' una prassi consolidata. I cattivi sono i ragazzi di destra tutti gli altri sono i buoni.
Be non mi resta che confidare nella onestà delle forze dell'ordine. Invitarli ad esaminare il video e a dare le giuste e vere conclusioni.
Gli oramai conosciuti comunisti. Si nascondono dietro il falso pacifismo e poi sono sempre loro, i soliti a fare i casini, distruggere le città, provocare risse e nonostante tutto ad essere protetti dai loro capi. Vergogna!!!

martedì 16 settembre 2008

Celebrato il "FUNERALE" di Azione Giovani


Al nostro arrivo lo scenario che ci si è presentato davanti è stato molto diverso da quello cui da sempre siamo stati abituati. E' vero, Atreju non è il Campo Base.

Una novità per chi da molti tempo milita tra le fila di Azione Giovani, per chi da anni fa ciò in cui più crede, per chi, noncurante dei pregiudizi altrui, in prima linea ha orgogliosamente issato vessilli, sventolato bandiere, difeso simboli, ideali e valori.

Una festa che già a dire dai suoi stessi organizzatori non doveva essere solo un momento di cameratismo condiviso, di confronto tra i militanti di Azione Giovani ma un ritrovo di tutti i giovani che si riconoscono nel centro-destra. Un processo di omologazione che da sempre abbiamo combattuto e criticato e di cui oggi, invece, ne siamo i promotori.

Un titolo che faceva ben sperare "Eccezionali per Scelta" ma che in fondo si è rivelato un fiasco, una bufala. Già, perchè abbiamo deciso (o meglio lo hanno deciso i capi) che di "eccezionale" doveva esserci solo la fiaccola in meno, nessuna bandiera di AG , per carità, nemmeno l'ombra di alcun simbolo identitario, nessun cerchio crociato che potesse indurre anche solo uno dei tanti giornalisti presenti e pronti a cogliere la palla al balzo a definirci "i soliti nostalgici fascisti".

Non abbiamo ancora capito per volontà di chi, ma si è deciso di mostrarsi per quello che gli altri vogliono e non per quello che in realtà siamo. E poi a mettere tutto in chiaro è arrivato lui, lo statista più grande di tutti i tempi, colui il quale è riuscito a portare la destra al potere ma allo stesso tempo ne ha decretato il funerale.

E' vero, bisogna riconoscerlo. Mai nessuno pensava di poter arrivare a rivestire la terza carica dello Stato, ma ancor meno di nessuno pensava che per poterci riuscire l'uomo di destra per eccellenza del 2000, chi aveva osato parlare dell'MSI come del fascismo del "2000", chi alla guida del Fronte salutava romanamente indossando la camicia nera, avrebbe svenduto l'anima di un partito, e di conseguenza l'anima di tutti i militanti e gli iscritti, a chi non si sa.

Noi li increduli, attoniti ad ascoltare parole per noi incomprensibili. L'antifascismo come valore da difendere. I ragazzi di Salò come combattenti della parte sbagliata e, quindi, come morti di serie B.

Per un momento ci siamo chiesti se avessimo sbagliato posto. Poi guardandoci un pò attorno e vedendo che chi diceva queste parole era il Presidente della Camera, nonchè ex segretario di AN e delfino di Giorgio Almirante, con affianco la nostra Ministra Giorgia Meloni, che non ha osato sprecare una sola parola a riguardo, ci siamo detti che era il posto giusto ma eravamo noi A NON DOVERCI ESSERE.

Azione Giovani non è mai stata questo. Non è mai stato rinnegare il passato ma avanguardia che guarda al futuro certa e consapevole delle proprie profonde radici.

Movimento che da sempre ha preso esempio e ha fatto suo ciò che del pensiero fascista ha ritenuto giusto. Dio, patria, famiglia, onore, coerenza, coraggio, ordine e disciplina sono solo alcuni dei punti cardine che hanno ispirato la nostra azione e che ci hanno consentito di ottenere risultati anche elettorali.

Sono questi gli ideali per cui ci siamo battuti e per i quali continueremo a batterci e a diffondere fieri di NON ESSERE ANTIFASCISTI come Fini, riconoscedoci in quei ragazzi che seppur giovanissimi ma consapevoli e coraggiosi, decisero di combattere per ciò in cui più credevano con un'unica certezza, MORIRE!

Ispirandoci a loro continueremo nel nostro destino. Combatteremo rimanendo dalla parte giusta, come loro, perchè è questa è la parte da cui vogliamo stare. E se i capi di AG e di AN hanno deciso di cambiare sponda, noi non li seguiremo, noi non rinnegheremo, noi continueremo per la nostra strada esponendo i nostri simboli, issando le nostre bandiere, credendo in noi e nel nostro pensiero fregandocene di tutto e di tutti.

Avanti ragazzi ...AVANTI!!!